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Laura Pausini e l'inno nazionale: una relazione conflittuale

L’inno nazionale cantato da Laura Pausini per l’inaugurazione delle Olimpiadi mi è sembrato un vero e proprio dispetto al pubblico.  Mi ha d...

L’inno nazionale cantato da Laura Pausini per l’inaugurazione delle Olimpiadi mi è sembrato un vero e proprio dispetto al pubblico. Mi ha dato l’idea di un rifacimento completo più che di un’esecuzione: parti troppo urlate, melismi, variazioni eccessive, arrangiamento stravolto e soprattutto accordi cambiati. 

E quando modifichi gli accordi di un inno nazionale stai modificando la struttura di tensione e rilascio che il cervello ha imparato negli anni, spostando i punti attesi di gratificazione, con un rilascio di dopamina che non arriva lì dove dovrebbe, e un ascolto che diventa più faticoso.

Lo stesso problema torna quando vengono definiti “omaggi” delle cover che in realtà sono molto recenti: se la distanza temporale è minima, come nel caso di “Due vite” di Marco Mengoni (meno di quattro anni), l’effetto può sembrare di competizione interpretativa anziché di celebrazione, perché il confronto con l’originale parte da solo.

E poi c’è la comunicazione social di Pausini: rispondere piccati a un semplice “non mi piace”, confondere la parola “inchiesta” con la parola “sondaggio”, e dare risposte che contengono refusi e spaziature avventurose, amplifica il sentiment negativo. In vista del Festival di Sanremo, un filtro editoriale serio sui testi e sulle repliche sarebbe già metà del lavoro.