Sanremo è l’unico posto in cui devi dare al pubblico quello che il pubblico vuole. Non c’entra la destra, non c’entra la sinistra: c’entra ...
Sanremo è l’unico posto in cui devi dare al pubblico quello che il pubblico vuole. Non c’entra la destra, non c’entra la sinistra: c’entra capire il sentiment del pubblico di quel momento. Se lo sbagli, hai sbagliato tutto. È già successo, e i fischi a Crozza da Fazio in un Sanremo di molti anni fa lo dimostrano.
Oggi con Andrea Pucci sta accadendo qualcosa di molto simile. L’errore è l’aver ignorato il percepito del pubblico e aver fatto una scelta divisiva in una fase in cui la televisione perde ascolti proprio per polemiche che nascono, vivono e si espandono sui social.
Nel 2026 i protagonisti di Sanremo non possono essere decisi in modalità top down. Devono emergere bottom up, dal basso, come ha fatto Carlo Conti quando ha portato sul palco artisti ignorati per anni dall’industria discografica come Sal
Da Vinci ed Eddie Brock, ma già legittimati dal pubblico.
La politica questa potenza dei social non l’ha ancora capita. Pensare che basti imporre una scelta dall’alto per trasformarla automaticamente in consenso è un errore strategico. Un errore che il Berlusconi imprenditore televisivo non avrebbe mai fatto, perché avrebbe prima misurato il sentiment reale.
E la reazione di oggi di Giorgia Meloni sui social assomiglia molto a un episodio di reattanza: scegliere “per principio”, per ripicca, a prescindere. Solo che la comunicazione non funziona a prescindere. Il consenso nasce quando una scelta viene capita, condivisa e percepita come credibile, non quando appare calata dall’alto per dispetto.